“Green Book”: Il film degli Oscar Ispirato ad una storia vera ecco il film on the road che attraversa il pregiudizio razziale e le reciproche differenze conciliando gli opposti.

Ieri sera all’ UCI Cinemas di Parco Leonardo ho assistito al film “Green Book” di Peter Farrelly con Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini, Sebastian Maniscalco, Dimiter D. Marinov, P.J. Byrne, Don Stark, Brian Stepanek, Iqbal Theba. Il film ha ottenuto 5 candidature e vinto 3 Premi Oscar, 5 candidature e vinto 3 Golden Globes, 4 candidature e vinto un premio ai BAFTA, 1 candidatura a Razzie Awards, 7 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, 2 candidature e vinto un premio ai SAG Awards ed è attualmente 1° in classifica al Box Office.
Trama
New York City, 1962. Il buttafuori del night “Copacabana”, Tony Vallelonga detto Tony Lip (Viggo Mortenssen) – italoamericano dalle idee razziste – rimane disoccupato per due mesi a causa dei lavori di ristrutturazione del locale. I primi giorni si adatta con qualche espediente per sbarcare il lunario ma avendo moglie, due figli e un affitto da pagare, tutto questo non basta. L’occasione buona si presenta nella forma del dottor Donald Shirley (Mahershala Ali), un musicista che sta per partire per un tour di concerti attraverso gli Stati del Sud, dall’Iowa al Mississipi. Peccato che Shirley sia afroamericano, in un’epoca in cui la pelle nera non era benvenuta, soprattutto nel Sud degli Stati Uniti e che Tony, italoamericano cresciuto con l’idea che i neri siano animali, abbia sviluppato verso di loro una buona dose di razzismo. Neanche il fatto di essere il primo nero accolto in un conservatorio russo e di essersi esibito due volte alla Casa Bianca abbattono i muri del razzismo cui si ritroverà essere coinvolto. Il suo animo è tormentato perché non sente di appartenere a nessuna società: la sua educazione, i suoi modi, le sue conoscenze sono quelle di un bianco aristocratico e nulla lo accomuna, al di là del colore della pelle, alla condizione degli afroamericani, confinati nell’ignoranza e nella povertà, trattati come bestie e senza dignità. Nonostante la consapevolezza dei rischi e delle situazioni spiacevoli che dovrà affrontare durante il tour, sente comunque il desiderio di cambiare la mentalità delle persone … “solo i veri geni hanno il coraggio” … pronuncerà un collega spiegando a Tony il perché della scelta e decisione del Dottor Shirley. Il musicista nero è istruito, parla molte lingue e non sopporta volgarità e bassezze, mentre Tony Lip è ignorante, parla con un pesante accento del Bronx costellato di espressioni pseudoitaliane, mangia sempre fast food con le mani e quelle mani le mena volentieri. Tony diviene quindi l’uomo giusto per accompagnare il raffinato musicista di colore e risolvere a modo suo i tanti problemi che l’improbabile duo incontrerà lungo il cammino dimostrandosi un compagno leale e dando vita ad un rapporto di amicizia che nel corso del film crescerà sempre di più.
Opinione
“Se non sono abbastanza nero, né abbastanza bianco, né abbastanza uomo, allora che cosa sono?”. Già questa frase, pronunciata dal co-protagonista potrebbe racchiudere parte del senso di questo film. Green Book è tratto da una storia realmente accaduta, quella di Shirley, un virtuoso della musica classica, e del suo autista temporaneo nel loro viaggio attraverso gli stati più razzisti nell’America di bassa tolleranza degli anni ‘60 dove dominano il pregiudizio razziale e le reciproche differenze. Il racconto si adagia sui toni della commedia di buoni sentimenti (non a caso il regista è quel Peter Farrelly a cui si debbono ludici successi come “Tutti pazzi per Mary” e “Amore a prima svista”) e racconta il lento trasformarsi del rapporto tra i due uomini, dall’iniziale diffidenza ad una solida amicizia che durerà per il resto delle loro esistenze. Approvo appieno la scelta dei protagonisti: Mahershala Ali anima bene l’uomo imbrigliato nelle regole sociali, timoroso di sembrare un nero e voglioso di legittimazione; Viggo Mortensen ancora una volta dà prova di grande versatilità: Re esiliato nel Signore degli anelli, padre alternativo dai metodi educativi estremi in Capitan Fantastic e, questa volta, con grande naturalezza, tipico italoamericano del Bronx. Da solo aggiunge al film dettagli che non stanno nella sceneggiatura ma risiedono solo nelle sue espressioni. Da nessuna parte è detto o indicato che il suo Tony sia addirittura fiero di Don Shirley come fosse un figlio, eppure quando lo guarda esibirsi non leggiamo solo la maturazione del rispetto, ma anche una certa fierezza di essere proprio lui il suo autista. “Green book è una storia del passato ancora molto attuale – ha detto Viggo Mortensen sul palco della Festa del cinema di Roma – non dice al pubblico cosa pensare, non è un’imposizione, ma un invito a riflettere sulla banalità dei pregiudizi e delle prime impressioni”. Il ‘Green Book’ del titolo è una guida per automobilisti afroamericani, costretti a guidare solo su alcune strade e a soggiornare solo nei locali a loro assegnati, ma il film di Farrelly (che conta fra i produttori esecutivi anche Octavia Spencer) va a zig zag attraverso territori proibiti e consuetudini tacitamente accettate. Incredibile come la Academy Awards, nell’assegnare le candidature agli Oscar, abbiano assegnato (meritatamente) al protagonista bianco una nomination nella categoria Attore protagonista, mentre Ali (che in termini di timing e di peso nella narrazione ha la stessa dignità del suo coprotagonista) abbia concorso solo nella cinquina dei Non Protagonisti. Per quanto mi riguarda, promuovo questo film consigliandovi la sua visione. Si ringrazia l’ufficio stampa dell’UCI Cinemas.

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