Coronavirus, Trump dichiara l’emergenza nazionale negli Usa A seguito dei numerosi casi di contagio venuti alla luce negli ultimi giorni, Il presidente americano dopo avere a lungo tergiversato, decide di passare al contrattacco con misure di rilancio e sostegno del sistema sanitario.

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USA- Cinquanta miliardi di dollari per affrontare l’ emergenza nazionale Coronavirus appena dichiarata. Donald Trump, presidente degli Usa, dopo avere a lungo tergiversato e dopo essersi scontrato con Anthony Faucy, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases degli Stati Uniti dal 1984, ha deciso che dopo i numerosi casi di contagio venuti alla luce negli ultimi giorni, ha deciso di passare al contrattacco con misure di rilancio e sostegno del sistema sanitario, e ha gettato sul piatto 50 miliardi di dollari che hanno consentito immediatamente a Wall street di recuperare terreno dopo lo scivolone della giornata nera di ieri. Dopo l’annuncio del presidente Usa, l’indice è salito e ha registrato un aumento del 5,35%% a metà seduta. Ma certo Trump è stato costretto in sostanza ad ammettere di avere sottovalutato l’epidemia, anzi pandemia, come l’ha definita l’Oms. Anche se per evitare di essere azzoppato nella corsa per la Casa Bianca, che a questo punto potrebbe rivelarsi più complicata del previsto anche in seguito all’ascesa di Joe Biden come più accreditato concorrente dem del presidente in carica, The Donald ha cercato di gettare la responsabilità della diffusione del virus sull’Europa, accusata di non avere fatto nulla per chiudere voli e collegamenti, mentre gli Usa “hanno fatto progressi più di ogni altra area del mondo”, grazie alla decisione anticipata di “chiudere i confini”. Il presidente ha aggiunto che il provvedimento garantirà maggiore autorità al ministro della Salute per “bypassare una serie di leggi e regolamenti per garantire che gli operatori sanitari abbiano più flessibilità per combattere il virus”. Gli Stati Uniti hanno 1.701 casi, tra cui 40 morti, secondo i dati della Johns Hopkins University. Gli Stati di tutto il Paese hanno accelerato gli sforzi per combattere la diffusione del virus dato che la sua minaccia è diventata reale per gli americani. I leader statali e locali hanno vietato grandi raduni, i campionati sportivi hanno sospeso le loro stagioni e le istituzioni culturali hanno annullato gli spettacoli e chiuso le loro porte. Almeno sette Stati – Ohio, Michigan, Kentucky, Oregon, New Mexico e Maryland e Washington – hanno ordinato la chiusura di tutte le scuole. Il governatore di Washington, Jay Inslee, ha chiuso le scuole delle tre contee piu’ colpite, tra cui quella di King, dove e’ avvenuta la maggior parte dei decessi degli Stati Uniti. Nella giornata di ieri, il presidente ha chiuso le frontiere americane a tutti i viaggiatori in arrivo dall’Unione europea. Il bando è scattato alla mezzanotte di venerdì 13 marzo e durerà per trenta giorni. Nessuna limitazione, per le merci. E’ una decisione traumatica, senza precedenti e con un impatto sociale ed economico difficile da stimare. Il presidente degli Stati Uniti ha parlato in diretta dallo Studio Ovale, mercoledì 11 marzo, un giorno che segna una svolta nei rapporti transatlantici. «Farò tutto quello che è necessario per proteggere i cittadini da un virus straniero. I focolai di infezione provengono anche dall’Europa. Questa non è una crisi finanziaria», ha detto Trump. L’Unione europea ha risposto con un messaggio di «disapprovazione»: «Il Coronavirus è una crisi globale, non limitata a nessun continente e richiede cooperazione piuttosto che un’azione unilaterale. L’Ue disapprova il fatto che la decisione degli Stati Uniti di aumentare il divieto di viaggio sia stata presa unilateralmente e senza consultazione». Lo affermano la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ed il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. «L’Unione europea sta agendo con forza per limitare la diffusione del virus», concludono.

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