Morto in carcere Cosimo Di Lauro, il boss che ha ispirato il personaggio di Genny nella serie tv Gomorra

Milano – Il boss Cosimo Di Lauro è morto lunedì 13 giugno 2022, in carcere a Milano. Cosimo, nato nel 1973, primo figlio di Paolo di Lauro, alias Ciruzzo ‘o milionario, era detenuto dal 2005 nella casa di reclusione di Opera in regime di detenzione dura (il cosiddetto 41bis), da quando fu arrestato nel corso della prima faida di Scampia a Napoli. La notizia del decesso è stata comunicata stamane alle ore 7.10 all’avvocato difensore dell’uomo, Saverio Senese, via Pec, posta certificata. Epigrafica la nota dalla direzione del carcere: «Suo assistito è deceduto». Non si conoscono al momento le cause esatte e le circostanze che hanno portato alla morte del rampollo della famiglia criminale di Napoli Nord. È stata disposta l’autopsia, com’è prassi in questi casi. Cosimo Di Lauro aveva 49 anni ed era recluso per associazione mafiosa (416 bis) e omicidio. La difesa ha fatto sapere di aver chiesto più volte una perizia sul suo assistito per sospette turbe psichiche. Il legale sostiene che il suo cliente avesse uno stato mentale compromesso da tempo: non partecipava agli incontri e rifiutava le notifiche. Le istanze finalizzate ad una perizia per valutare la sua capacità di intendere e di volere sono sempre state rigettate, ritenute frutto di simulazione. A quanto apprende Fanpage.it anche a Secondigliano, nella zona di via Cupa dell’Arco, lì dove i Di Lauro avevano il quartier generale delle loro attività criminali, da mesi girava insistente voce di un precario stato di salute dell’uomo detenuto ormai da 17 anni. La famiglia Di Lauro, da cui prende il nome dell’omonimo clan per decenni egemone a Secondigliano e gerente delle piazze di spaccio di Scampia, è piuttosto numerosa. Sono infatti 10 i figli – tutti maschi – del capostipite della famiglia Paolo, molti dei quali oggi detenuti: Cosimo (morto oggi), Vincenzo, Ciro, Marco Nunzio, Salvatore, Domenico, Antonio, Raffaele, Giuseppe e Luigi. Le forze dell’ordine classificavano i figli di Di Lauro con le F e un numero progressivo (F1, F2, F3 eccetera). Nel 2019 particolare clamore ebbe l’arresto del fratello di “Cosimino”, ovvero Marco Di Lauro, superlatitante di camorra, rimasto latitante per ben 14 anni.
La figura di Cosimo Di Lauro ispirò Gennaro Savastano in Gomorra
La figura di Cosimo, figlio di “Ciruzzo ‘o milionario”, superboss dell’area Nord di Napoli e capo del cartello criminale di Scampia e Secondigliano, aveva ispirato il personaggio di Genny Savastano nella serie televisiva “Gomorra”. Punti di concordanza fra il reale e il personaggio: nella sceneggiatura Genny è grosso di corporatura; Cosimo in età adolescenziale era soprannominato ‘o chiatto, ovvero il grassone, mentre in età adulta per la sua andatura era stato ribattezzato ‘o zuoppo, lo zoppo. Poi, il diverso atteggiamento caratteriale rispetto al padre capo-clan silenzioso e scaltro; infine la poca “accortezza” nel gestire il potere e i conflitti interni al sodalizio criminale, uno dei più potenti del Sud Italia per capacità economica, per numero di piazze di spaccio e per volume di attività, sia nell’acquisto della merce dai paesi sudamericani che nello smercio al dettaglio. L’arresto di Cosimo fu, anche dal punto di vista “scenico”, d’impatto. Il camorrista fu ammanettato al Terzo mondo di Secondigliano. Per impedirne la cattura contro le forze dell’ordine ci fu anche un lancio di oggetti dai balconi. All’uscita della caserma dei carabinieri Cosimo Di Lauro fu immortalato con un giaccone di pelle stile Brandon Lee ne “Il Corvo”, i capelli lunghi tirati indietro. Sicuramente un uomo che non passava inosservato, a differenza del padre Paolo, ossessionato invece dal voler sembrare un uomo qualunque, un volto dimenticabile, avverso all’uso del telefono per paura di intercettazioni, perfino fautore di una specie di “codice di condotta” del clan, per evitare dissidi interni. Quando Paolo Di Lauro fu catturato, nel 2005, tenne la testa chinata per evitare i flash dei fotografi, mentre qualche mese prima Cosimo li sfidò quasi, guardando dritto in faccia gli obiettivi pronti al clic. Nel marzo 2022 Cosimo Di Lauro è stato condannato all’ergastolo per gli omicidi di Raffaele Duro e Salvatore Panico (22 gennaio 2004 a Mugnano) e per quello di Federico Bizzarro (27 aprile 2004) a Qualiano; il figlio di Ciruzzo ‘o milionario è stato ritenuto mandante. Il 13 dicembre 2008, l’omicidio che è rimasto nella memoria come simbolo della ferocia di quegli anni: Gelsomina Verde. Mina, così la chiamavano gli amici e i parenti, fu ammazzata per un solo motivo: fu ritenuta “colpevole” di essere fidanzata con un affiliato passato dalla parte degli Scissionisti. Il suo corpo fu bruciato in un’auto. Di Lauro jr. fu condannato in primo grado quale mandante dell’orribile fatto, poi assolto in Appello nel 2010. Di Lauro figlio non ammise le sue responsabilità nel delitto, ma risarcì la famiglia con la somma di 300mila euro.

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