Titanic, all’asta l’ultima cartolina del marconista 109 anni dopo la tragedia. Jack fu un eroe o il vero responsabile? Il più grande e lussuoso transatlantico del mondo affondò schiantandosi contro un iceberg il 14 aprile del 1912. L'ultima cartolina del marconista riaccende la polemica: fu un eroe o il vero responsabile?

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ll viaggio inaugurale del più grande e lussuoso transatlantico dell’inizio del XX secolo sconvolse il mondo. Dapprima per l’eccezionalità dell’evento, lo sfarzo e il lusso e per le sue straordinarie dimensioni: 269 metri di lunghezza che gli fecero guadagnare l’epiteto di “l’inaffondabile”. Poi, sconvolse tutti per essersi tramutato nel peggior disastro marittimo avvenuto in tempi di pace: 1517 vittime. Il Titanic salpò da Southampton, Inghilterra, il 10 aprile del 1912, con destinazione New York. Affondò schiantandosi contro un iceberg il 14 aprile intorno alla mezzanotte.
L’ultima cartolina del marconista
“Con amore, Jack”. Una cartolina postale spedita prima della partenza dall’ufficiale radiotelegrafista del Titanic verrà battuta all’asta negli Stati Uniti, a Boston, Massachusetts. L’obiettivo è raccogliere almeno 15 mila dollari, ma intanto l’annuncio, a 109 anni da una delle più grandi tragedie del mare, serve a far uscire di nuovo dal dimenticatoio uno dei suoi controversi personaggi, su cui circolano due versioni opposte: alcuni lo considerano l’eroe che salvò centinaia di persone, altri una delle cause del disastro. La firma sulla cartolina è di Jack Phillips, 25 anni, capo telegrafista del transatlantico affondato il 15 aprile del 1912. La cartolina venne spedita il 7 marzo alla sorella Elsie, in Irlanda, cinque settimane prima della storica traversata inaugurale dell’Oceano, destinazione New York City, di quella che era stata definita come la “nave inaffondabile”. Phillips scriveva di “essere molto impegnato sul lavoro”. “Spero – aveva aggiunto – di partire lunedì e arrivare a Southampton mercoledì pomeriggio. Spero tu stia bene”. Probabilmente è stata l’ultima comunicazione alla famiglia da parte del giovane telegrafista inglese, prima che il Titanic finisse contro un iceberg. Quello è stato il momento in cui Phillips si trasformò in eroe, versione reale del Jack Dawson interpretato da Leonardo DiCaprio nel film “Titanic” del ’97. Mentre tutti i passeggeri e gran parte dell’equipaggio cercavano una via di fuga, il marconista decise di restare al suo posto. Dalla sala telegrafo Phillips inviò decine di messaggi di aiuto, con la speranza di raggiungere una delle navi che passavano nella zona. L’Sos venne raccolto dalla britannica Carpathia, in navigazione sulla rotta Liverpool-Boston. L’intervento si rivelò decisivo: delle oltre duemila persone a bordo del Titanic, si salvarono in 705. Le vittime furono tra le 1490 e le 1635. Un conto preciso non è stato mai possibile farlo. Secondo alcuni, il disastro poteva essere evitato e tra le cause venne indicato proprio Phillips. Alle prese con un super lavoro, durante la navigazione, aggravato da un’interruzione dei collegamenti, il marconista non avrebbe risposto a segnalazioni da parte di altre navi, che avevano indicato la pericolosa presenza di iceberg. L’avvertimento lanciato dal piroscafo Mesaba non venne riportato alla cabina di comando. Nell’autobiografia di uno degli ufficiali sopravvissuti, si racconta che il capo telegrafista aveva poggiato il foglio sotto il gomito, deciso a risolvere prima un problema tecnico. Poi si era dimenticato di portare l’avviso al comandante. Un altro messaggio, inviato dalla nave Californian, sarebbe stato ignorato. Philllips non si è potuto difendere dalle accuse. Dopo l’impatto, mentre il Titanic stava affondando, il telegrafista continuò a fare il suo lavoro, nonostante l’acqua gelida dell’oceano avesse invaso la sala. Poi, una volta raggiunti i soccorsi, Phillips aveva provato a salvarsi, salendo su una piccola scialuppa, ma morì congelato.

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