Ostia, “Montagne Russe” al Teatro Nino Manfredi

Edy Angelillo e Pietro Longhi portano in scena il testo scritto dal francese Eric Assous, tra risate e psicologia, con la regia di Enrico Lamanna.

Ostia, Teatro Nino Manfredi – Un uomo e una donna si incontrano in un pub, si sorridono, si piacciono, chiacchierano e, come prevedibile, decidono di proseguire la serata insieme. I due sono adulti e, soprattutto sono liberi, per cui non suona affatto strano che si ritrovino nella casa di lui per abbandonarsi al flusso degli eventi. È su questo incipit che si apre il sipario di «Montagne Russe», un lavoro di Eric Assous che ha debuttato in Francia nel 2004 con protagonisti Alain Delon e Astrid Veillon, che sarà in scena al Teatro Manfredi fino al 24 marzo. Lo spettacolo, vivace ed intrigante, possiede gli aspetti tipici della commedia brillante nel contesto di un movimento di parole che richiama il thriller psicologico. Ad interpretarlo, una affiatata coppia del palcoscenico romano – Edy Angelillo e Pietro Longhi – diretti dal magistrale regista Enrico Maria Lamanna. La storia ci racconta di Pierre, un alto dirigente di una rilevante società di lenti fotografiche, che ospita nel suo ricco e raffinato appartamento un’avvenente cinquantenne, la bella Juliette. Un invito a salire da lui sembra essere il preludio di una serata molto intrigante. Ma non tutto va come previsto, in una storia ricca di colpi di scena che diventa sempre più misteriosa e inaspettata. Il feedback di Juliette ad ogni vanto di Pierre rimanda indietro un’immagine non esattamente in linea con le aspettative dell’uomo che tenta di fare colpo e invece si ritrova ad annaspare. L’affascinante signora, infilata in uno sfavillante abito pieno di paiellettes blue e argento, non è rapita da tutto quel fulgore e, con le sue domande apparentemente innocenti, prende la mira verso un bersaglio che a Pierre sfugge. Il dialogo tra i due, piano piano si dipana ma, come ci sarà modo di capire rapidamente, niente è come sembra. Pierre ha una moglie da qualche parte, dunque non è single come ha lasciato intendere. E le foto in bella vista sui mobili, lo svelano chiaramente. È divorziato oppure separato? Forse né l’uno né l’altro, magari è solo un impiegato disilluso alle prese con l’invecchiamento, e con la crisi che l’età si trascina dietro. Juliette dal canto suo chi è mai? È una moralista o al contrario una prostituta? È una giornalista o una sorta di detective improvvisata? In ogni verità, temporanea e momentanea, c’è un meccanismo di salita, di scoperta e di sorpresa che prosegue fino a toccare la vetta. Ma quando ci si illude che la versione depositata sia quella definitiva, con il conseguente spostamento del baricentro grazie ad un reciproco adattamento, appare un pendio scivoloso che viene attraversato a velocità sostenuta creando un senso di smarrimento, nei protagonisti così come negli spettatori. E così, come in una delle attrazioni più gustose di qualunque luna park, alla salita lenta e sistematica, segue una discesa vorticosa. Anche lo stile dei dialoghi riflette questo tono sinusoidale che passa dal “tu” al “lei” a momenti alterni ed in maniera asimmetrica, oltre che scombinata. L’interessante testo, che irrompe con una riflessione sui legami familiari e sulla complessità dei rapporti interpersonali, si svolge in un’unica soluzione di tempo – la notte in cui Pierre e Justine si incontrano – e di spazio – l’appartamento di lui –, seppure nei due ambienti costituiti da salone e camera da letto. E questi elementi rendono ancora più efficaci le continue inversioni di rotta e i successivi assestamenti emotivi che i protagonisti devono compiere per ritrovare una conversazione sensata. Molto efficace è l’impronta interpretativa di Pietro Longhi, il quale conferma di essere un vero signore del teatro italiano. La sua eleganza si concilia perfettamente con la personalità scenica di Edy Angelillo, attrice dalle molteplici sfaccettature artistiche che, con la sua verve e la sua spontaneità, alimenta di ironia e di simpatia un ruolo complesso e misterioso. A rendere il tutto ancora più sublime, la bellissima colonna sonora ad opera di Bungaro, scritta appositamente per questo spettacolo, che porta lo spettatore ad immedesimarsi ancora di più in un racconto dal finale che lascia davvero spiazzati. La regia di Enrico Maria Lamanna è il tocco finale di una pièce perfettamente riuscita che ci riporta ad uno spettacolo teatrale autentico ed emozionante. Per info ed acquisto biglietti, clicca qui.

Cesare Deserto
Cesare Deserto
Giornalista e conduttore radiofonico. Direttore editoriale della testata giornalistica online ItalianMadHouse.com creato dalla Federazione degli italo-americani del New Jersey per pubblicizzare gli eventi e notizie che accadono in Italia. Collaborazioni con Rai International, ICN New York, Axel24 Tenerife.

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