Wanderlust, la mia sindrome Desiderio di andare altrove, di andare oltre il proprio mondo, di cercare qualcos’altro: un desiderio di esotismo, scoperta e viaggio.

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Sono sempre stata una bambina vivace, mi ricordo che mia madre mi diceva continuamente: “Roberta, non sei mai contenta!” ma non era riferito alla mio umore, quanto al fatto che non ne avevo mai abbastanza di nulla. Ero irrequieta, curiosa, allegra. Volevo giocare ancora 5 minuti, volevo andare a scoprire che cosa si nascondeva dietro l’angolo, volevo rientrare a casa sempre un po’ più tardi.. I miei genitori amavano viaggiare e durante la mia infanzia siamo stati spesso all’estero, ma la prima volta che ho avuto veramente il desiderio irrefrenabile di partire fu quando mi capitò l’occasione di fare un viaggio ai campi di concentramento di Birkenau e Mauthausen. Non era la classica vacanza che fai a 18 anni, non era certo una cosa “divertente”, eppure ricordo ancora oggi la nettissima sensazione che ho provato di “dover partire, dover vedere, dover toccare il più possibile con mano”. Era la wanderlust, ma ancora non lo sapevo. Passa qualche anno ed un giorno mentre curioso in una libreria inciampo nel libro che probabilmente mi ha cambiato la vita: Memorie di una Geisha di Arthur Golden. Lo leggo tutto di un fiato e inizio ad appassionarmi così tanto alla figura della Geisha, che divoro tutti i libri tradotti in italiano che trattano dell’argomento. Nel 2005 esce il film omonimo e quando per la prima volta vedo la scena in cui Chiyo, la protagonista bambina, corre tra i tori del Fushimi Inari Taisha, prometto a me stessa che un giorno sarei riuscita a percorrere lo stesso corridoio di portali rossi. Ci metto un po’ a realizzare il mio sogno e nel frattempo do il tempo alla mia passione di espandersi, contagiare ed attaccare praticamente ogni aspetto della cultura giapponese. Finalmente vado in Giappone! Durante le tredici ore di volo che passo completamente insonni (è la prima volta che faccio un viaggio intercontinentale) ho l’idea di scrivere un diario per aggiornare in tempo reale famiglia e amici (e soprattutto mio papà, che ha la wanderlust come me) su tutto quello che sto facendo. Nasce www.lamiavaligiavuota.com, il mio blog. Decido di chiamarlo così per descrivere questa sensazione che mi accompagna fin da piccola, di voler fare tutto, vedere tutto, assaggiare tutto e non averne mai abbastanza. E scopro che il Giappone, pur avendo per sempre un posto speciale nel mio cuore, è soltanto l’inizio.
                                                                                                                   Roberta Puri

Questa è l’esperienza che ha voluto donarci Roberta Puri. Se anche tu hai un racconto o un’esperienza da voler condividere, invia una mail a: staffitalianmadhouse@gmail.com oppure contattami su FacebookInstagram o Tik Tok. Per vedere altre foto scattate dalla bravissima Roberta e per continuare a scoprire le sue avventure, vi lascio in descrizione i link dei suoi profili social. Vi assicuro che ne vale davvero la pena:

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