Il mio cammino per Santiago: un viaggio alla ricerca di me stessa Un anno fa sono partita per il mio primo cammino di Santiago de Compostela: 8 giorni di cammino, circa 180 km e infinite emozioni. Ma cos’è esattamente questo percorso spirituale (e fisico)?

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Il cammino alla fine è “solo” un cammino: ti svegli e cammini. Mangi e cammini. Ti lavi e poi riparti a camminare. Ma è quel camminare che cambia tutto. Perché non stai solo andando verso Santiago ma nel silenzio e nella “sofferenza”, che tutti quei (quasi infiniti) chilometri a piedi ti fanno provare, trovi il tempo per guardarti dentro, andando alla ricerca di quei “pezzi di te” che non hai mai voluto vedere o ascoltare. Incontri tantissime persone con cui scherzi, parli, ti conosci e condividi la tua cena. Ma ci sono anche tantissimi momenti di silenzio, in cui il dialogo interiore risuona più forte di qualsiasi altro rumore: i tuoi limiti, le tue paure, i tuoi sogni, le parole non dette e le cose mai fatte escono come un fiume in piena e non ci sono indumenti goretex abbastanza forti per arginarli. Ed è proprio in quel momento in cui, alla sera, dopo quasi 25/30 km di salite e discese tra boschi, asfalto e ruscelli, magari con le vesciche sui piedi, le ginocchia che chiedono aiuto e le spalle che vorrebbero urlare, perché quello zaino di 10 kili inizi a sentirlo come un mattone, che tu inizi a trovare la forza per rinascere. Chi riesce a guardare oltre quel semplice camminare, inevitabilmente cambia. I tuoi occhi iniziano a vedere un mondo diverso, inedito, che forse, un po’, all’inizio può spaventare. Apprezzi le piccolissime cose, ascolti un po’ di più, sorridi e lasci che la nuova te si senta libera di esplorare quel mondo che non hai mai voluto guardare. Inizi a guardarti intorno alla ricerca di quelle piccole cose che potrebbero venirti in aiuto: un bagno con l’acqua calda, un termosifone su cui asciugare la tua biancheria bagnata, un phon con cui asciugarsi i capelli dopo la tua meritatissima doccia. Ma non solo… inizi a guardare le persone negli occhi cercando di capire cosa nascondano quelle loro pupille curiose, accese o spente dagli eventi della vita. Osservi i movimenti degli altri pellegrini pensando che tutto sommato non sei l’unico che cammina un po’ storto e dolorante su questo percorso così complicato. Guardi gli altri e ti rendi conto di non essere solo, o meglio il solo, che ha dei problemi, dei bisogni, dei sogni da rincorrere. Ti rendi conto che anche le persone intorno a te convivono coi loro sogni infranti, desideri mai avverati, rancori, tristezze, occasioni prese o perse per sempre. C’è chi corre, chi va piano, chi si ferma in salita e chi piange durante la discesa. Chi si dispera per il dolore della sua anima e chi arranca per quello del suo fisico. C’è chi ha sempre voglia di parlare e chi invece vuole solamente stare in silenzio perché sta dialogando con sé stesso, alla ricerca di chissà cosa. Ti ritrovi a dormire con sconosciuti, a volte con dei preti, a volte con delle suore. Capita anche di essere soli o con degli stranieri con cui nasce quella voglia di comunicare, ostacolata però da una lingua diversa, a volte incomprensibile. Succede che ti ritrovi a pranzare in compagnia oppure che il pasto salta del tutto se durante il percorso non trovi luoghi in cui fermarti. A volte c’è acqua in abbondanza per riempire la tua borraccia, altre volte non ne trovi per almeno 30 chilometri e tu hai sete, ma devi imparare a controllare e dosare i tuoi desideri fisici. Durante il percorso si possono trovare paesaggi montani, di pianura o addirittura il duro e noioso asfalto stradale. Incontri piccole cittadine, grandi paesi oppure aperta campagna. Capita ogni sorta di evento durante il cammino, l’importante è avere gli occhi sempre spalancati e sempre pronti per farsi accompagnare in nuove ed indimenticabili esperienze. …. Dopo il cammino per me è cambiato tutto: ho preso la mia vita e ho ricominciato a giocare a carte scoperte, senza lasciare a nessuno la possibilità di limitare i miei desideri. Tantissime situazioni hanno iniziato a starmi strette. Ho cercato allora libertà, sorrisi, affetto, amore. Ho iniziato a dire “ti voglio bene” alle mie persone più care ogni giorno, ho scelto L’Amore, ho osato, ho riso e ho chiesto scusa a quelle amiche che nei mesi prima avevo un po’ trascurato. Dopo il cammino sono cambiata. Ho iniziato ad amarmi un po’ di più e a rispettarmi. Mi sono ascoltata e ho deciso che era arrivato il tempo per essere F E L I C E. Senza se e senza ma. Senza compromessi. Avevo bisogno della felicità, quella semplice, quella che ti regalano le persone che ti amano davvero. È da quel momento che tutto è cambiato per me. L’anno scorso spesso le persone intorno a me mi chiedevano “perché parti? Cosa cerchi?”, rispondevo: “Niente. Ma ho bisogno di fare questa esperienza”. In realtà, ho capito solo dopo un po’ di tempo che stavo cercando me stessa. È un’eccezione che io voglia ricordare qualcosa del passato ma questo cammino mi ha fatta diventare la persona che sono ora e questo è il motivo per cui lo porto, oltre che nel cuore, anche tatuato sul mio braccio destro. Avevo bisogno di “rinascere” per poter iniziare a vivere per davvero. ULTREIA ET SUSEIA.
                                                                                                         Eleonora Boccagni

Questa è l’esperienza che ha voluto donarci Eleonora Boccagni. Se anche tu hai un racconto o un’esperienza da voler condividere, invia una mail a: staffitalianmadhouse@gmail.com oppure contattami su FacebookInstagram o Tik Tok. Per vedere altre foto scattate dalla bravissima Eleonora e per continuare a scoprire le sue avventure, vi lascio in descrizione i link dei suoi profili social. Vi assicuro che ne vale davvero la pena:
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