Libero il serial killer Sobhraj, il “Serpente” di Netflix

Torna in libertà Charles Sobhraj, più conosciuto con il soprannome di «The Serpent», dopo 19 anni trascorsi in carcere

Chiang Mai (Thailandia) – Torna in libertà Charles Sobhraj, più conosciuto con il soprannome di «The Serpent», il serial killer francese con origini vietnamite che ha ispirato la famosa serie Netflix. La Corte suprema del Nepal, dopo 19 anni trascorsi in carcere, ha ordinato ieri la sua scarcerazione per motivi di salute e buona condotta, e ora dovrà lasciare il Paese entro 15 giorni. L’uomo è stato collegato a più di venti omicidi tra gli anni Settanta e Ottanta, con la complicità della compagna canadese Marie-Andrée Leclerc e del cittadino indiano Ajay Chowdhury. Le vittime, per lo più giovani backpackers occidentali che viaggiavano zaino in spalla lungo la «rotta hippie» asiatica tra il Pakistan, l’India e la Thailandia, sono state drogate, strangolate, picchiate o bruciate e la loro identità rubata e usata da Sobhraj per spostarsi da un Paese all’altro. Per la quasi totalità delle uccisioni, proprio grazie alla capacità di «The Serpent» di occultare tracce e indizi, non è mai stata fatta giustizia, anche se l’uomo ha trascorso gran parte del periodo successivo agli omicidi in carcere, a causa delle sue attività illecite, fatte di furti e contrabbando. Dopo aver passato vent’anni in prigione in India, alla fine degli anni Novanta viene estradato in Francia, dove il suo narcisismo lo porta sempre più spesso sotto i riflettori e in prima pagina sui tabloid per le sue relazioni amorose o per le sue interviste dove senza nessun rimorso racconta dei crimini commessi in Asia. Entra così in una sorta di sfida perenne e provocatoria con le autorità, perdendo il controllo del suo personaggio e delle sue azioni, che lo portano a fare un clamoroso passo falso. Nel 2003 Sobhraj, infatti, vola a Kathmandu, in Nepal, dove era ricercato per l’omicidio di due turiste negli anni Settanta. Nonostante la sua abilità nel camuffarsi, un giornalista locale lo riconosce, lo fotografa all’ingresso di un casinò e pubblica la sua storia sull’Himalayan Times. Viene così arrestato dalle autorità nepalesi e nel 2004 condannato all’ergastolo per l’omicidio della turista americana Connie Jo Bronzich commesso nel dicembre 1975. Nel 2014, quando il killer si trova in prigione da più di dieci anni, riceve un altro ergastolo per l’uccisione della cittadina canadese Laurent Carrière. Durante la detenzione si è sposato con Nihita Biswas, 44 anni più giovane di lui, figlia del suo avvocato.
La serie su Netflix e non solo
Alla storia di Charles Sobhraj sono state dedicate quattro biografie, tre documentari, un film e soprattutto la miniserie «The Serpent» prodotta da Netflix e Bbc. Suddivisa in otto episodi, viene ricostruita la figura dell’assassino seriale nel periodo di punta della cultura hippie degli anni Settanta. L’uomo si spaccia per Alain Gautier, un commerciante affascinante e misterioso di pietre preziose con base a Bangkok, ma attivo in tutta l’Asia, che si finge un amico dei turisti occidentali, attira i più fragili, li avvelena e li deruba di soldi e documenti. Gautier, accusato di numerosi omicidi, fugge da un Paese all’altro, lasciando dietro di sé una scia di sangue sempre più grande. Una serie che secondo il giornalista Andrew Anthony, autore di due interviste a Sobhraj, avrebbe colto il «senso di minaccia» che l’uomo emanava, ma non «la sua arguzia e il suo fascino». Ora alla storia di «The Serpent», si aggiunge un nuovo capitolo, quello della libertà e del ritorno in Francia di un personaggio che non ha mai mostrato pentimento per i brutali crimini commessi.

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