27 anni fa morirono degli EROI! 23 maggio 1992 a Capaci nei pressi di Palermo in un attentato viene ucciso il giudice anti-mafia Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. Le celebrazioni, il ricordo e i misteri.

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Capaci – “La Repubblica si inchina nel ricordo delle vittime e si stringe ai familiari”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella tra i primi a parlare nel giorno dedicato al ricordo del giudice Falcone e delle vittime della strage di Capaci ringraziando anche “quanti una ferita così profonda hanno tratto ragione di un maggior impegno civico per combattere la mafia, le sue connivenze, ma anche la rassegnazione e l’indifferenza che le sono complici“. Il Capo dello Stato ha poi aggiunto in una nota: “Il sacrificio di Falcone e Borsellino “è divenuto motore di una riscossa di civiltà, che ha dato forza allo Stato nell’azione di contrasto e ha reso ancor più esigente il dovere dei cittadini e delle comunità di fare la propria parte per prosciugare i bacini in cui vivono le mafie. Questa riscossa ha già prodotto risultati importanti. Ma deve proseguire. Fino alla sconfitta definitiva della mafia, che Falcone e Borsellino hanno cominciato a battere con il loro lavoro coraggioso, con innovativi metodi di indagine, con l’azione nei processi, con il dialogo nella società, nelle scuole, soprattutto con una speciale attenzione all’educazione dei giovani“. Tantissimi gli studenti accorsi per le commemorazioni delle stragi al grido di “Giovanni e Paolo” e molti gli striscioni appesi da “La giustizia è il seme della libertà, facciamola crescere con noi”, a “Gli uomini passano, le idee restano” e “Sogno una nazione senza corruzione questa è l’ambizione della mia generazione”. In tutta Italia sono più di 70 mila i ragazzi che nel corso della giornata partecipano alle iniziative della manifestazione #PalermoChiamaItalia, promosse dal ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Falcone. Il premier Giuseppe Conte, giunto sul luogo dell’attentato di Capaci, ha deposto una corona d’alloro ai piedi della stele eretta in memoria del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Il presidente del Consiglio ha anche visitato il Giardino della Memoria, a Ciaculli. Sul luogo dell’attentato anche la visita del ministro dell’interno Matteo Salvini che ha dichiarato: «Chi ha ucciso Falcone e Borsellino ha provocato tanto dolore ma ha anche svegliato il popolo italiano perché dopo quella bomba nulla è più stato come prima. Ogni giorno che il buon Dio manda in terra ricordo e prego per gli agenti della scorta che hanno magari nomi meno ricordati ma che hanno scelto un mestiere difficile» ha aggiunto il vicepremier che ha poi sottolineato come «La mafia ormai ce l’abbiamo sotto casa». Salvini ha poi lanciato una stoccata agli avversari politici: «Oggi è la giornata dell’unità nazionale contro le mafie: sono incomprensibili le polemiche e le assenze di certa sinistra, che non sono un’offesa a me ma alla memoria di Giovanni Falcone e di tutte le eroiche vittime della mafia».
Le tante ombre
In 27 anni si sono celebrati quattro processi, con più di venti mafiosi condannati all’ergastolo. Un quarto di secolo d’indagini ha ricostruito passo dopo passo il più grande attentato della storia di Cosa nostra. Eppure restano ancora molte ombre: Che tipo di esplosivo è stato usato? Perché Riina non fa uccidere il giudice a Roma, dove girava spesso senza scorta? E ancora: c’era davvero una donna sul luogo della strage? “La verità che è stata accertata, mi sento di dirlo con cognizione di causa, è ancora una verità parziale“, ha dichiarato di recente il pm Nino Di Matteo ad Andrea Purgatori. In che senso una verità parziale? Cosa c’è che non sappiamo ancora del botto di Capaci? “La lettura analitica delle sentenze che sono state emesse ci porta a ritenere che è stato possibile – ma mi sento di dire altamente probabile – che insieme agli uomini di Cosa nostra abbiano partecipato alla strage, nel momento del mandato stragista, organizzazione ed esecuzione, anche altri uomini estranei alla mafia“, ha spiegato sempre il sostituto procuratore della Dna”. Il riferimento è alle motivazioni del cosiddetto processo Capaci bis. È l’ultimo procedimento sulla strage del 23 maggio 1992, nato dopo la confessione di Gaspare Spatuzza che ha riscritto la fase esecutiva della strage. “Nel presente procedimento viene a formarsi un quadro, sia pure non ancora compiutamente delineato, che conferisce maggiore forza alla tesi secondo cui ambienti esterni a Cosa nostra si possano essere trovati, in un determinato periodo storico, in una situazione di convergenza di interessi con l’organizzazione mafiosa, condividendone i progetti e incoraggiandone le azioni”, hanno scritto i giudici della corte d’assise di Caltanissetta. Più di millecinquecento pagine di sentenza in cui i magistrati elencano anche i temi “suscettibili di ulteriori approfondimenti”. Sono i pezzi mancanti della strage di Capaci: i quesiti rimasti ancora senza risposta dopo 27 anni.
Noi di ItalianMadHouse non dimentichiamo le tante persone che hanno scelto di lottare contro l’illegalità e le ingiustizie per rendere il mondo in cui viviamo un mondo migliore sacrificando la loro vita per quella di tutti noi! Queste persone rappresentano per noi degli EROI e ribadiamo ancora una volta che tutte le organizzazioni criminali e i loro componenti ci fanno SCHIFO e non abbiamo paura di dire che LA MAFIA E’ UNA MERDA! Può essere scontato ribadirlo, ma pensiamo che è sempre meglio scrivere questi concetti una volta di più, che una volta di meno…

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