Festival di Sanremo, ormai manca poco Scopriamo insieme chi sono i cantanti e le loro frasi clou.

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Claudio Baglioni nella saletta Rai di corso Sempione presenta alla stampa le canzoni del suo secondo, e già discussissimo, festival di Sanremo: «Musica povera, per tutti, ma in movimento, sempre pronta – oggi più che mai – a darsi un futuro, piuttosto che finire in un museo, o in un conservatorio». Ed eccola la musica di questo sessantanovesimo Festival di Sanremo e andiamo a scoprire insieme, grazie ad “Il Mattino”, chi sono i cantanti e le loro frasi clou.


Arisa: «Mi sento bene»
Voce, violini e melodia, ma è solo l’inizio, nel frullatore arrivano gli Abba e i Matia Bazar, la Carrà e Giuni Russo. Pop bipolare cantato benissimo. Frase clou: «Guardo una serie alla tv e mi sento bene».

Loredana Bertè: «Cosa ti aspetti da me»
Gaetano Curreri tra gli autori, l’arrangiamento neobanale spreca un po’ l’occasione, ma Loredana c’è, ed è sempre una bella notizia. Frase clou: «Ti aspetti tutta una vita per essere un attimo».

Boomdabash: «Per un milione»
Rocco Hunt, Federica Abbate e Cheope tra gli auturi del reggaettino che viene dal Salento. Frase clou: «Ti aspetto come il gol che sblocca la partita».

Federica Carta-Shade: «Senza farlo apposta»
Canzone neosanremese con pseudorap d’ordinanza. Frase clou: «E ti ho detto ti amo, non eri il regalo che immaginavo».
Simone Cristicchi: «Abbi cura di me»
Talkin’ panteista e francescano, buonista e lennoniano. Tante parole, forse troppe per essere messe in canzone. Frase clou: «Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso».

Nino D’Angelo-Livio Cori: «Un’altra luce»
Trap neomelodica, incontro verace tra due generazioni così vicine, così lontane, che sanno alternare dialetto e italiano. Frase clou: «Te pozzo da’ cient’uocchie che t’appicciano ‘a vita/ ma sarà sempe cchiù scuro si nun ce crire».

Einar: «Parole nuove»
La promozione da Giovane a Big non gli rende facile la vita. Alle prese con un pezzo di Antonio Maiello s’impantana tra luoghi comuni liricomelodici. Frase clou: «Riscriverò l’amore con parole nuove».

Ex Otago: «Solo una canzone»
La ballata indie pop dell’amore che non strappa (più) i capelli, ammesso che te ne siano rimasti. Frase clou: «Non semplice scoprire nuove tenebre tra le tue cosce dietro le orecchie».

Ghemon: «Rose viole»
Il rapper si fa sempre più soulman, seguendo la lezione di Neffa e si mette nei panni di una ragazza: il testo non è granchè, ma il pezzo c’è e la voce è da blackman d’Irpinia, sa di Taurasi. Frase clou: «Tu sei il pensiero nero che mi culla».

Il Volo: «Musica che resta»
Fotoromanza (c’è la Nannini tra gli autori) pop con licenza di urlare forte. «Stanotte stringimi, baciamo l’anima, siamo musica vera, che resta».

Irama: «La ragazza con il cuore di latta»
Una storia vera. Linda è nata con un cuore «che non batte a tempo» e con un padre che tornava a casa sbronzo e le lasciava lividi. Lui è pronto a sognare un mondo nuovo con lei, nel nome del bimbo che aspetta, non si sa da chi (dal padre o dal ragazzo). Frase clou: «Linda è cresciuta così in fretta da truccarsi presto. Talmente in fretta che suo padre non fu più lo stesso».

Achille Lauro: «Rolls Royce»
Addio alla trap nel nome di Vasco Rossi, che non è citato ma evocato, e di Amy Winehouse, Jimi Hendrix, Elvis Presley, tutti chiamati in ballo tra champagne e macchinone, Axl Rose e Rolling Stones. Poco più di un rockettino, che all’Ariston è comunque qualcosa. Frase clou: «Voglio una vita così, voglio una fine così».

Mahmood: «Soldi»
«In periferia fa molto caldo», dice il ragazzo italo-egiziano, che, a differenza di Einar, la sua chance se la gioca bene, anche perché in console di produzione c’è Charlie Charles. Qui c’è chi beve champagne sotto Ramadan e arriva in Italia pensando solo ai «soldi, soldi, soldi». Trap come cronaca di ordinaria dis/integrazione metropolitana. Frase clou: «Lasci la città, ma nessuno lo sa, ieri eri qua, dove sei papà. Mi chiedi come va, come va, come va. Sai già come va, come va, come va».

Motta: «Dov’è l’Italia»
L’inizio è da folksinger vecchia scuola, poi il sound indie pop non lascia scampo. L’Italia si è persa, come l’ultima luna vista dai migranti sbarcando. Frase clou: «Dov’è l’Italia, amore mio. Mi sono perso anch’io».

Negrita: «I ragazzi stanno bene»
Il titolo cita gli Who, il pezzo vola molto più basso, sia pur restando fedele alla retorica rock, tra fischi morriconiani e chitarre elettriche in evidenza. Frase clou: «Ma i ragazzi sono in strada, i ragazzi stanno bene. Non ascoltano in consigli e hanno il fuoco nelle vene».

Nek: «Mi farò trovare pronto»
Galleggiare pallido e assorto in una forma di autoplagio electro con Paolo Antonacci, figlio di Biagio, tra gli autori. Frase clou: «Sono pronto, sono pronto, a non esser pronto mai per essere all’altezza dell’amore».

Enrico Nigiotti: «Nonno Hollywood»
Un pianoforte saluta il piccolo mondo antico del nonno che non c’è più, rimpiange il tempo speso in campagna e a bere vino, la bellezza-semplicità perduta. Frase clou (e sovranista): «Si parla più l’inglese dei dialetti nostri».

Patty Pravo-Briga: «Un po’ come la vita»
C’è Zibba tra gli autori, ma il pezzo latita, sia sul fronte testuale che su quello melodico. Nicoletta è la solita signora della canzone italiana, Briga un puntello rap di cui non si sarebbe sentita la mancanza. Frase clou: «Ma intanto dimmi almeno dove il cielo va a finire».

Francesco Renga: «Aspetto che torni»
Baglioni ha trovato questa canzone di Bungaro sugli affetti familiari e l’ha portata all’ex Timoria, che ci ha messo la bella voce, ma poco di più. Frase clou (rivolta al padre): «Io aspetto che torni stasera, aspetto che torni».

Daniele Silvestri-Rancore: «Argento vivo»
Sedici anni e sentirsi in galera. La musica al massimo volume per non sentire quel che blaterano mamma e papà, uno schermo al plasma per amico, la scuola per galera, ma anche la casa. Lui era argento vivo, ma lo stanno «curando». Un brano dolente e feroce, ancor di più quanto entra il rap di Rancore. Frase clou: «Ho sedici anni, ma è già da più di dieci che vivo in un carcere, nessun reato commesso là fuori, fui condannato ben prima di nascere».

Anna Tatangelo: «Le nostre anime di notte»
Non graffia e non colpisce, nel Festival rinnovato avrebbe dovuto osare di più. Frase clou: «Quante parole da dimenticare».

Paola Turci: «L’ultimo ostacolo»
Deve tanto a Sanremo, anche la sua seconda vita, ma forse stavolta la canzone, di cui è coautrice, non rende giustizia al suo talento, magari per colpa dell’arrangiamento. Frase clou: «Piove, però siamo fuori pericolo, riusciremo a respirare nel diluvio universale.
Ultimo: «I tuoi particolari»
Lo danno per favorito, ma lui gioca, troppo, sul classico, guardando al Venditti delle canzoni d’amore. Frase clou: «Se solamente Dio inventasse nuove parole potrei dirti che siamo soltanto bagagli, viaggiamo in ordine sparsi».

Zen Circus: «L’amore è una dittatura»
Un rock distopico, come certi «nightmare» dylaniani e dylaniati. Ci sono uomini in acque alte, topi, zanzare, porte aperte e porti chiusi. Roba da premio della critica, certo, più che da vittoria finale, ma almeno loro osano e, al primo ascolto, ci regalano la cosa più bella di questa edizione, poi vedremo dal vivo come andrà. Frase clou: «Hai la democrazia dentro il cuore, ma l’amore è una dittatura fatta di imperativi categorici, ma nessuna esecuzione, mentre invece l’anarchia la trovi dentro ogni emozione».


E voi miei cari amici, cosa ne pensate di questo Festival 2019? Fatemelo sapere 😉

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