«La giustizia è cosa nostra», torna il coraggioso libro-inchiesta di Bolzoni e D’Avanzo Ritorna nelle librerie il racconto degli anni più cruenti della mafia siciliana aiutata da una “giustizia aggiustata”

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Parliamo di un felice ritorno grazie alla casa editrice palermitana Glifo, del libro «La giustizia è cosa nostra» (248 pag., 18 euro), testo scritto a quattro mani da Attilio Bolzoni e Giuseppe D’Avanzo. Ricordiamo che Giuseppe D’Avanzo, scomparso nel 2011, è annoverato tra i migliori giornalisti d’inchiesta italiani di sempre, mentre Attilio Bolzoni, anch’egli importante firma di Repubblica, è l’autore del libro «Il capo dei capi» da cui è stata tratta l’omonima fiction televisiva.
Trama
«La giustizia è cosa nostra» è un libro scottante, scomodo, poiché racconta attraverso diverse storie VERE, e ripeto VERE e non frutto dell’immaginazione degli autori, di quella «giustizia aggiustata» a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta che dette il via libera agli anni più cruenti della mafia siciliana. Giudici e boss, avvocati e politici invischiati in una serie di processi di mafia pilotati, di uomini d’onore condizionati e corrotti, per una delle pagine più nere del nostro Paese. Bastava un cavillo, un risvolto burocratico della giurisprudenza e il processo veniva «aggiustato» e gli imputati lasciati liberi. Pensiamo per esempio all’assoluzione degli assassini dell’ufficiale dei carabinieri Emanuele Basile, che se la cavarono per un “eccesso di indizi”, paradossalmente troppi per essere considerati colpevoli. Oppure al caso di Corrado Carnevale, magistrato accusato di aver favorito alcuni imputati eccellenti nei processi di mafia – ma poi assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso – o, in senso più lato, a tanti casi di processi di camorra e ‘ndrangheta cancellati per semplici “peli nell’uovo”. Tutto questo accadeva prima delle stragi del 1992 e del 1993, quando la storia d’Italia transitò obbligatoriamente da Palermo, pagando un tributo di sangue col sacrificio di Falcone e Borsellino. Poi la svolta successiva, quella che portò i boss stagisti dietro le sbarre. Le bombe e il terrore lungo la Penisola non furono altro che la reazione di una mafia – fino a quel momento più o meno impunita – per la sua massiccia costrizione nel bunker del carcere di Palermo.
Ci vuole davvero coraggio nel riproporre questi temi e tenere sempre alta l’attenzione su un fenomeno che non è mai sparito del tutto. Il fatto che questo coraggio arrivi da giovani editori, in tempi tra l’altro non certo facili per l’editoria, lascia davvero ben sperare. Complimenti davvero ragazzi. Invito tutti a comprare questo libro. Io l’ho fatto. E voi? Fatecelo sapere con un commento.

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